Experience economy: come cambia il marketing con il Covid-19?

5 cose che ho imparato durante la pandemia Coronavirus.

In questo periodo di lockdown sono diverse le cose che ho imparato, vorrei parlarvi di alcune di queste in particolare, legate al mio lavoro principalmente, ma oserei dire universali.

1) Abbiamo realizzato che è possibile fare smart working, o perlomeno lavorare da remoto, in modo quasi naturale. Certo, questa modalità non si può ovviamente adottare in tutti i reparti, ma per buona parte degli uffici è fattibile. Questo vuol dire quindi che anche quelle interminabili riunioni, senza un ordine del giorno, che non portavano a nessuna conclusione (se non una perdita di tempo) ora possono benissimo essere fatte su Skype. In pratica è l’evoluzione video del mio gadget preferito di sempre a tema lavoro, segue una diapositiva.

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Consigli d’uso: appendere la coccarda per vantarsi con clienti e colleghi, usarla come segnalibro o pratico portachiavi.

Perciò è stato ampiamente dimostrato che lavorare da remoto non è un problema di strumenti e tecnologia, ma di atteggiamento e mentalità, sia da parte della dirigenza che dei dipendenti. Il punto è che si tratta di dover essere responsabili e indipendenti, a tutti i livelli.

2) Da ripetere come un mantra: dobbiamo imparare un volta per tutte a lavorare per obiettivi. Non esiste solo il timbrare il cartellino come metro di misurazione dell’efficienza di un lavoratore. Bensì, posti degli obiettivi e data una tempistica (ovviamente il più possibile realistica in base al progetto) il risultato dev’essere solo uno: presentare il lavoro finito per una determinata data. E poi è proprio questa l’occasione ideale per smetterla con la manfrina del multitasking a tutti i costi e prendere atto che possiamo fare meno, ma meglio.

3) Siamo diventati più informali, meno ingessati, complice il lavorare dalle proprie case, immersi in ambienti più caldi e personali. Spero che questo tipo di informalità diventi una normalità. Ovviamente non vuol dire essere sciatti, è ben diverso. Dico che forse ci eravamo scordati che siamo individui, siamo persone, #siamoumani. Il lockdown ha sottolineato che anche senza cravatta o tailleur siamo comunque dei professionisti.

4)  Assodato che niente sarà più come prima, direi lapalissiano, è necessario ragionare sulla trasformazione che ci attende dopo la pandemia. Fondamentale è mantenere un atteggiamento psicologico positivo, o perlomeno realista. Ci serve per ripensare ad un futuro che sarà per forza di cose diverso, ma non per forza tutto peggiorerà. Dobbiamo rimettere in moto le nostre attività, cambiarle e modificarle in base alle nuove priorità. 

5) In questo particolare periodo storico l’experience economy può davvero aiutare le imprese a fare la differenza.  L’economia delle esperienze coincide con un nuovo modo per i brand di collegarsi e dialogare con il proprio pubblico. Si va oltre il mero scambio di beni e servizi, ora conta l’esperienza che si vive, le emozioni che si provano nell’usare un prodotto o un servizio. Si sa che l’acquisto viene fatto per una ragione emotiva che, solo in un secondo momento viene giustificata razionalmente da chi lo compie. Ecco perché i brand devono diventare bravi ad anticipare la giustificazione all’acquisto, quasi in maniera intrinseca. Come? Sfruttando la tecnologia e sollecitando maggiormente i clienti, catturando la loro attenzione attraverso una strategia omni-channel. L’obiettivo? Coinvolgerli in tutte le fasi per tasformarli in ambassador del brand. L’experience economy, cioè dare valore all’esperienza, può essere una leva cruciale per la ripartenza delle aziende.

Dato il periodo che stiamo vivendo, la competizione sempre più pressante e la lotta contro il tempo resta la domanda fondamentale da farsi: che cosa viene considerato di reale valore dai clienti? Cercate di rispondere a tale quesito e nel farlo mettetevi in ascolto. Inoltre pensate a come poter aiutare e assistere i clienti, anche a distanza come adesso, ma in modo chiaro, efficiente e personalizzato. It’s all about relationship. Le relazioni contano più che mai; ieri, oggi e domani. Il Coronavirus ce l’ha fatto capire definitivamente.

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